Scegliere di acquistare quello che nel linguaggio comune chiamiamo “depuratore d’acqua” (più correttamente denominato impianto di trattamento o affinamento dell’acqua), dovrebbe essere ben ponderata. Per questa tipologia di prodotti, il “fai da te” domestico è caldamente sconsigliato; si tratta di investire in un impianto che utilizzerai per circa dieci anni e la scelta ottimale è legata a varie considerazioni che l’acquirente, per inesperienza, potrebbe non considerare.
La scelta migliore è affidarsi a uno o più professionisti esperti nel settore che potranno analizzare e verificare alcuni fattori chiave prima di procedere con l’installazione di un depuratore acqua domestico. Nell’articolo di oggi, noi di M2O ti presenteremo i fattori-chiave che devono essere presi in considerazione.
1) Il residuo fisso dell’acqua di casa
Conoscere il residuo fisso di casa è fondamentale per scegliere la tecnologia di trattamento dell’acqua più adeguata tra microfiltrazione, ultrafiltrazione od osmosi inversa. Per residuo fisso intendiamo il peso misurato in milligrammi delle sostanze disciolte in un litro d’acqua che rimangono nella pentola dopo averlo fatto evaporare completamente.
È composto prevalentemente da calcare, ovvero da calcio e magnesio inorganici, due sali minerali di cui il nostro organismo ha bisogno, ma che assimila principalmente dal cibo solido (dove questi sali sono organici e quindi facilmente assimilabili) e in minor misura dall’acqua. Nel caso in cui il nostro organismo non riesca a smaltire questo “calcare”, possono insorgere problemi come ad esempio i calcoli renali.
Per questo è consigliabile bere un’acqua leggera, ovvero con residuo fisso basso. Indicativamente l’ideale sarebbe sotto i 100 mg/l, ma evitando di avvicinarsi troppo all’acqua distillata. Tra le diverse acque disponibili in commercio, quelle con il residuo più basso sono la Lauretana (14 mg/l) e la Sant’Anna (22 mg/l).
Detto questo, dobbiamo sottolineare che in base al residuo fisso di casa, cambia la tipologia di tecnologia che conviene scegliere tra microfiltrazione, ultrafiltrazione e osmosi inversa. La cosa importante da sapere è che le tre tecnologie che abbiamo appena menzionato, oltre ad avere prezzi crescenti, hanno anche prestazioni crescenti in termini di depurazione.
In estrema sintesi, è bene sapere che solo l’osmosi inversa riesce ad abbassare il residuo fisso e che l’ultrafiltrazione e l’osmosi sono decisamente più sicure nel fermare i perfluorati (PFAS), rispetto alla microfiltrazione. Se il residuo fisso di casa è già basso (indicativamente sotto i 100 mg/l), potrebbe essere sufficiente una microfiltrazione o un’ultrafiltrazione, in questo modo spenderete di meno rispetto a un depuratore ad osmosi inversa.
Certo, i sistemi a microfiltrazione ed ultrafiltrazione non riescono ad abbassare il residuo fisso dell’acqua, ma se questo è già basso in partenza, ci si potrebbe accontentare di eliminare le particelle più grandi, i metalli pesanti, i nitrati e a migliorare il sapore dell’acqua. Con l’ultrafiltrazione, inoltre, saremo anche sicuri di eliminare i perfluorurati (PFAS).
Se, invece, il residuo fisso è alto, in famiglia c’è qualcuno che soffre di calcolosi/renella, o semplicemente vogliamo bere un’acqua con un residuo più basso rispetto a quello dell’acqua dell’acquedotto, si deve cercare un’altra alternativa. In questi casi, consigliamo di valutare l’installazione di un depuratore d’acqua a osmosi inversa, che è più costosa, ma garantisce risultati decisamente migliori in termini di riduzione del residuo fisso.
2) Gli spazi da destinare al depuratore domestico
Da un altro punto di vista, è inutile indirizzarsi verso impianti voluminosi come i frigogasatori, in grado di erogare anche acqua fredda e gasata, se non abbiamo lo spazio idoneo in cucina. Anche per gli impianti che depurano l’acqua del rubinetto più piccoli a volte bisogna verificare bene gli spazi; se ad esempio vogliamo acquistare un impianto da posizionare sotto lo zoccolo della cucina, non basta verificare l’altezza dal pavimento, ma spesso bisogna valutare anche la distanza tra i piedini dei mobili.
Se, invece, vogliamo posizionare un frigogasatore e non abbiamo spazio nel sottolavello, ma in un mobile accanto, nel caso in cui questo è totalmente chiuso, bisognerà fare delle griglie di aerazione, oppure indirizzarsi verso impianti raffreddati ad acqua invece che ad aria, in modo da evitare i problemi di surriscaldamento. Questi modelli, inoltre, hanno bisogno di alimentazione elettrica, ma questo è quasi sempre una questione risolvibile.
Insomma, anche per la verifica degli spazi è sempre meglio affidarsi al sopralluogo di un professionista che saprà determinare che tipo di depuratore di acqua di qualità conviene installare.
3) I tuoi gusti per l’acqua
Anche le tue preferenze e abitudini di consumo sono fondamentali durante scelta dei migliori depuratori che erogano litri di acqua filtrata (solo naturale a temperatura ambiente), due acque (naturale e gasata a temperatura ambiente) o tre acque (naturale ambiente, naturale fredda e gasata fredda).
Se ad esempio non bevi mai acqua gasata, ma vuoi poterla offrire saltuariamente agli ospiti, non occorrerà acquistare un depuratore d’acqua domestico che produce anche acqua gasata, sarà sufficiente acquistare un impianto che produce solo acqua purificata naturale, da abbinare ad un gasatore da tavolo, accessorio che non ha tubi ne cavi e può essere spostato dove se ne ha bisogno.
Se, invece, una o più persone in casa bevono acqua gasata, occorre sapere che ci sono impianti che gasano di più o di meno, anche in base al sistema di filtraggio / raffreddamento. Questo succede perché le bollicine vengono ottenute addizionando l’acqua di anidride carbonica (CO2) nella maggior parte dei casi attraverso una bombola esterna al macchinario. Tuttavia, la CO2 si “lega” meglio all’acqua fredda e all’acqua con residuo alto. Quindi la gasatura dell’acqua microfiltrata risulterà più efficace rispetto all’acqua osmotizzata (alleggerita). Tra un impianto con gasatura a temperatura ambiente o un frigogasatore, sarà invece quest’ultimo a gasare di più.
4) Il rubinetto e il sottolavello
La soluzione di depuratore domestico più gettonata prevede di forare il top o il lavello della cucina per inserire un rubinetto aggiuntivo che gestisca le acque del sistema di depurazione (che possono anche essere più di una).
In generale, per gli impianti che erogano una sola acqua è sufficiente un foro di 12 mm. Se invece non c’è spazio, o non si vuole bucare il lavello o il top, o il rubinetto di casa è datato e si vuole cogliere l’occasione per cambiarlo, si può prevedere di sostituirlo con un modello tutto in uno che gestisca sia le acque di rete (calda e fredda) che le acque depurate. E qui la scelta è ampia. Il rubinetto può essere a canna bassa, canna alta, squadrato o a collo di cigno, o i più moderni rubinetti con doccino a molla, molto pratici oltre che belli da vedere.
In ogni caso, se hai intenzione di scegliere un depuratore da banco, questo avrà già il suo dispenser incorporato e non servirà alcun rubinetto dedicato.
Per chi ha la finestra dietro al lavello, esistono soluzioni con rubinetti abbattibili o deviatori di flusso con telecomando che permettono di risolvere ogni problema.
Altre questioni da considerare prima dell’installazione del depuratore per uso domestico
Rassegniamoci, oggi gli impianti di trattamento dell’acqua direttamente dal rubinetto di casa a osmosi inversa sono tutti dotati di una pompa. Se non ci fosse, la portata dell’acqua, cioè la quantità di litri al minuto erogata dall’impianto, sarebbe veramente scarsa.
In genere, la pompa si aziona solo quando eroghi l’acqua e fa un po’ di rumore. Esistono pompe più rumorose, ma più durature, che arrivano anche a superare i 10 anni senza problemi (pompe a paletta) e pompe più silenziose (pompe booster), ma anche meno durature delle pompe a paletta. A te la scelta.
In ogni caso, si consiglia di verificare che il depuratore a osmosi inversa o qualsiasi impianto per l’acqua pura sia in possesso di tutte le certificazioni, che abbia il mix, ovvero il regolatore di salinità (obbligatorio per legge), che sia facile da aprire per ispezioni e manutenzioni, in modo da ridurre i tempi degli interventi e che abbia un sistema antiallagamento efficace che blocchi l’ingresso dell’acqua di rete in caso di perdite.
In linea di massima è sempre meglio acquistare da un produttore vicino, perché in caso di problematiche che comportino il ritiro dell’impianto di uso domestico, più vicino è il produttore, minore sarà la probabilità che si danneggi durante il trasporto e minori saranno i tempi di fermo per la riparazione.
Infine, attenzione anche alla garanzia; leggi sempre le clausole scritte, per capire quanto dura la garanzia e soprattutto cosa copre (solo i difetti di fabbrica o anche l’usura? Solo i pezzi di ricambio o anche l’uscita del tecnico?). Ricorda che l’impianto per l’acqua potabile rimarrà in casa tua per una decina d’anni e la puntualità degli interventi, unita alla chiarezza delle clausole contrattuali, possono fare la differenza.